Sonetto V
Il Misogallo
Gente più matta assai che la SaneseOr vedria Dante nostro, s’ei vivesse;Se (come io l’odo) udire ei pur dovesseTutto dì millantarsi la Francese.Schiavi ognora costor, dacchè s’inteseDi Francia il nome, or da tre giorni han smesse
Lor vetuste catene, cui mal resseCon man più ch’essi eunuca un Re Borghese.Han trasmutato l’un tiranno in mille,In calunnie le spie, l’argento in carta,I ricci in baffi, ed in quattrin le squille.Libertà ch’ei non hanno, han pur già spartaPer tutta Europa; ogni Galluzzo è Achille;E sono un nulla e Atene, e Roma, e Sparta.
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