Sonetto VIII

Il Misogallo

Io, cui Natura, esperïenza, e amoreD’ogni antica bell’arte, o fatto antico,Implacabil fean sempre aspro nemicoDi Tirannide, madre di rancore;Di quante n’ebbe il mondo or la peggioreIo lauderei, di Vïolenza amico?Ogni abbiente veder fatto mendico;Grande ogni vil, possente ogni impostore?E infami schiavi scellerati tanti,Di sacrosanta Libertade in nome,Lieti, e pingui veder degli altrui pianti?Servil gregge malnato, invan ti nomePopol; sei plebe, e il sei più ria che avanti,Dacchè in serto regal cinte hai tue chiome.

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