Sonetto XXIV
Il Misogallo
Orrido carcer fetido, che stanzaDegna è fra’ Galli al malfattor più infame,Schiude il ferreo stridente aspro serrame,E Donna entro vi appar d’alta sembianza.D’innocenza la nobile baldanzaSchernir le fa l’empie servili trame;Regina sempre; è trono a lei lo strame,Su cui giacente ogni uom più forte avanza.Tremar veggio ivi i pallidi custodi;E tremare i carnefici, che il segnoStanno aspettando dai tremanti Erodi.Vedova, e Madre strazïata, pregnoDi morte il cor, del tuo morir tu godi,Donna, il cui minor danno è il tolto Regno.
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