Sonetto XXXI
Il Misogallo
Mono-aspri-vili-sillabi nasaliSono il corredo di quel gergo rio,Cui del cannone al suon trar dall’oblioSforzansi i Galli, a Grecia invan rivali.Stolti, tacciando di sesquipedaliLe altrui voci rotonde, il falso brioDelle affollate antitesi fan Dio,E ne intesson lor rime androginali.Tai prosacce appaiate, ei chiaman chant,Voce, che urlanti fa fuggire i chiens,Pria che narri il cantore l’argument.A spaventar Pirene, e l’Alpi, e il RhinPiù che lor armi assai, fia suffisantDi un qualche Gallo vate un sol quatrain.
Comments
Loading comments…