Sonetto XXXII

Il Misogallo

Gracchiare il dolce usignoletto apprenda,L’ape a muggire, o ignobil raglio il cigno;La marra Achille, od altro abbietto ordignoTratti, onde altrui risibile si renda:

Venali fogli ebdomadarj imprendaL’alto Cantor di quest’Eroe ferrigno:Men turpe ciò, ch’uom Tosco, udir benignoGli urli dei Galli, e ch’a impararli intenda.Di scabro bronzo soppannar l’udito,La lingua armar di sozzo ottuso ferro,Per poi macchiar l’almo sermone avito?Tuoi Toschi a trarre di sì stolid’erro,Febo, aiutami, o tu; s’io pur graditoVate indefesso all’are tue mi atterro.

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