Atto quinto
La Congiura de' Pazzi
SCENA PRIMA
Raimondo, Bianca.
Raim. Or via, che vuoi? Torna a tue stanze, torna:
lasciami; tosto io riedo.Bianca Ed io non possoteco venirne?Raim. No.Bianca Perché?...Raim. Nol puoi.Bianca Di poco amor, me cosí tratti? O dolcipassati tempi, ove ne andaste? Al fianconon mi sdegnavi allora; né mai passomovevi allor, ch’io nol movessi accanto! —Perché ti spiaccio? in che ti offendo? Or sfuggi,ed or (che è peggio) anco mi scacci. Il suonodunque di questa mia voce non giunge,piú non penétra entro il tuo core? Ahi lassa!...Pur ti vogl’io seguir, da lungi almeno...Raim. Ma, di che temi? o che supponi?...Bianca Il sai.Raim. So, che tu m’ami, e ch’io pur t’amo; e t’amopiú che nol credi, assai. Tel tace il labro;ma il cor tel dice, e il volto, e il guardo, e ogni attoin me tel dice. Or, s’io ti scaccio o sfuggo,il fo, perché d’ogni mio affanno a parte
men ti vorrei:... qual puoi sollievo darmi?
Bianca Pianger non posso io teco?Raim. Il duol mi addoppiavederti in pianto consumar tua vita;e in pianto vano. Ogni uomo io sfuggo, il vedi;ed a me stesso incresco.Bianca Altro ben veggio;pur troppo io veggio, che di me diffidi.Raim. Ogni mio male io non ti narro?...Bianca Ah! tuttii mali, sí; non i rimedj. In coretu covi alto disegno. A me non stimi,che a dir tu l’abbi? e tacilo. Ti chieggosol di seguirti; e il nieghi? Io forse possoa te giovar; ma nuocerti, non mai.Raim. ... Che vai dicendo?... In cor, nulla rinserro,...tranne l’antica al par che inutil rabbia.Bianca Ma pur la lunga e intera notte, questacui non ben fuga ancor l’alba sorgente,diversa, oh quanto, da tutt’altre nottiera per te! Sovra il tuo ciglio il sonnoné un sol momento scese. Ad ingannarmichiudevi i lumi; ma il frequente e gravealitar del tuo petto, i tuoi repressisospiri a forza, ed a vicenda il voltotinto or di fuoco, ora di morte;... ah! tutto,tutto osservai, che meco amor vegliava:e non m’inganno, e invan ti ascondi...Raim. E invanovaneggi tu. — Pieno e quíeto il sonnonon stese, è ver, sovra il mio capo l’ali;ma spesso avviemmi. E chi placide nottisotto a’ tiranni dorme? Ognor dall’altosu le schiave cervici ignudo pendeda lieve filo un ferro. Altr’uom non dormequí, che lo stolto.
Bianca Or, che dirai del tuo
sorger sí ratto dalle piume? è questaforse tua solit’ora? Ancor del tuttodense eran l’ombre, e tu giá in piè balzavi,com’uom, cui stringe inusitata cura.E ver me poscia, sospirando, gli occhinon ti vedea rivolgere pietosi?E ad uno ad un non ti vid’io i tuoi figli,sorto appena, abbracciar? che dico? al senoben mille volte stringergli, e di caldibaci empiendogli, in atto dolorosoinondar loro i tenerelli pettidi un largo fiume di pianto paterno...Tu, sí feroce giá? tu, quel dal ciglioasciutto ognora?... E crederò, che cosaor d’altissimo affare in cor non serri?Raim. ... Io piansi?...Bianca E il nieghi?Raim. ... Io piansi?...Bianca E pregne ancoradi pianto hai le pupille. Ah! se nol versiin questo sen, dove?...Raim. Sul ciglio miolagrima no, non siede:... e, s’io pur piansi,...piansi il destin degli infelici figlidi un oltraggiato padre. Il nascer loro,e il viver lor poss’io non pianger sempre? —O pargoletti miseri, qual fatoin questa morte, che nomiam noi vita,a voi sovrasta! de’ tiranni a un temposchiavi e nipoti, per piú infamia, voi...Mai non vi abbraccio, ch’io di ciò non pianga...Sposa, deh! tu, dell’amor nostro i pegni,amali tu; perch’io d’amore gli amodiverso troppo dal tuo amore, e omaitroppo lontan da’ miei corrotti tempi.
Piangi tu pure il lor destino;... e al padre
fa che non sien simíli, se a te giova,piú che a virtude, a servitú serbarli.Bianca Oh ciel!... quai detti!... I figli... oimè!... in periglio?...Raim. Ove periglio sorga, a te gli affido.S’uopo mai fosse, dei tiranni all’irapensa a sottrarli tu.Bianca Me lassa! Or veggio,ora intendo, or son certa. O giorno infausto,giunto pur sei; maturo è il gran disegno:tu vuoi cangiar lo stato.Raim. ...E s’io il volessi,ho in me forza da tanto? Il vorrei forse;ma, sogni son d’infermo...Bianca Ah! mal tu fingi:uso a mentir meco non è il tuo labro.Grand’opra imprendi, il mio terror mel dice;e quei, che al volto alternamente in follati si affaccian tremendi e varj affetti;disperato dolor, furor, pietade,odio, vendetta, amore. Ah! per quei figli,che tu mal grado tuo pur cotanto ami,non per me, no; nulla son io; pel tuomaggior fanciul, dolce crescente nostracomune speme, io ti scongiuro; almenoschiudimi in parte il tuo pensier; te scevrofa ch’io sol veggia da mortal periglioe in ciò mi acqueto: o, se in periglio vivi,lasciami al fianco tuo. Deh! come deggiosalvar tuoi figli, s’io del tutto ignoroqual danno a lor sovrasti! A’ piedi tuoiprostrata io cado; e me non vedrai sorta,finché non parli. Se di me diffidi,svenami; se in me credi, ah! perché taci?Son moglie a te; null’altro io son: deh! parla.Raim. ... Donna,... deh! sorgi. Il tuo timor ti pinge
entro all’accesa fantasia perigli
per or lontani assai. Sorgi; ritorna,e statti ai figli appresso: a lor tra breveanch’io verrò: lasciami.Bianca Ah! no...Raim. Mi lascia;io tel comando.Bianca Abbandonarti? Ah! priasvenami tu: da me in null’altra guisasciolto ne andrai...Raim. Cessa.Bianca Deh!...Raim. Cessa; o ch’io...Bianca Ti seguirò.Raim. Me misero! ecco il padre;ecco il padre.
SCENA SECONDA
Guglielmo, Raimondo, Bianca.
Gugl. Che fai? v’ha chi t’aspetta
al tempio; e intanto inutil quí?...Raim. L’udisti?Al tempio vò; che havvi a temer? deh! resta.Padre, trattienla: io volo, e tosto riedo. —Bianca, se m’ami, io t’accomando i figli.
SCENA TERZA
Guglielmo, Bianca.
Bianca Oh parole! Ahi me misera, che a morte
ei corre! E a me tu di seguirlo vieti?Crudo...Gugl. Arrestati; placati; fra breveei tornerá.Bianca Crudel; cosí ti prende
pietá del figlio tuo? Solo tu il lasci
incontro a morte andarne, e tu sei padre?Se tu il puoi, l’abbandona; ma i miei passinon rattener; mi lascia, irne vogl’io...Gugl. Fora il tuo andare intempestivo, e tardo.Bianca Tardo? oimè! Dunque è ver, ch’ei tenta... Ah! narra...O parla, o andar mi lascia... Ove corre egli?A dubbia impresa, il so; ma udir non debbociò che a sí viva parte di me spetta?Ah! voi pur troppo di qual sangue io nasca,piú di me il rimembrate. Ah! parla: io sonofatta or del sangue vostro: i miei fratellinon odio, è ver; ma solo amo Raimondo;l’amo quant’oltre puossi; e per lui tremo,che pria ch’a lor non tolga egli lo stato,non tolgan essi a lui la vita.Gugl. Or, s’altronon temi; e poiché pur tant’oltre sai;men dubbia, or sappi, è dell’altrui, sua vita.Bianca Oh ciel! di vita anco in periglio stannoi fratelli?...Gugl. I tiranni ognor vi stanno.Bianca Che ascolto? oimè!...Gugl. Ti par, che tor lo statoaltrui si possa, e non la vita?Bianca Il mioconsorte or dunque,... a tradimento,... i miei?...Gugl. A tradimento, sí, versar lor sanguedobbiam noi pria, che il nostro a tradimentosi bevan essi: e al duro passo, a forza,essi ci han tratti. A te il marito e i figlitolti eran, sí, tolti a momenti: ah! d’uopon’era pur prevenir lor crudi sdegni.Io stesso, il vedi, a secondar la impresa,oggi all’antico fianco il ferro io cingoda tanti anni deposto.
Bianca Alme feroci!
Cor simulati! io non credea che a tale...Gugl. Figlia, che vuoi? necessitá ne sprona.Piú non è tempo or di ritrarci. Al cieloporgi quai voti a te piú piace: intantolo uscir di quí non ti si dá: custodihai molt’uomini d’arme. — Or, se pur madrepiú ch’altro sei, torna a’ tuoi figli, ah! torna...Ma il sacro squillo del bronzo lugúbreudir giá parmi... ah! non m’inganno. Oh figlio!...Io corro, io volo a libertade, o a morte.
SCENA QUARTA
Bianca, uomini d’arme.
Bianca Odimi... Oh come ei fugge! Ed io quí deggio
starmi? Deh! per pietá, schiudete il passo:questo fia il petto, che colá frappostopuò il sangue risparmiar... Barbari; in voinulla può la pietá? — Nefande, infami,esecrabili nozze! io ben doveaantiveder, che sol potean col sanguefinir questi odj smisurati. Or veggoperché tacea Raimondo: in ver, ben festidi a me celar sí abbominevol opra:d’alta vendetta io ti credea capace;non mai di un vile tradimento, mai...Ma, qual odo tumulto?... Oh ciel!... quai grida?...Par che tremi la terra!... Oh di quale altofremito l’aria rimbomba!... distinto,di libertá, di libertade il nomesuonami... Oimè! giá i miei fratelli a morteforse... Or chi veggio? Oh ciel! Raimondo?...
SCENA QUINTA
Raimondo, Bianca.
Bianca Iniquo,
che festi? parla. A me, perfido, tornicol reo pugnal grondante del mio sangue?Chi mai ti avrebbe traditor creduto?Che miro? oimè! dallo stesso tuo fiancospiccia il sangue a gran gorghi?... Ah! sposo...Raim. ... Appena...Mi reggo... O donna mia,... sostiemmi... Vedi?Quello, che gronda dal mio ferro, è il sanguedel tiranno; ma...Bianca Oimè!...Raim. Questo è mio sangue;...Io... nel mio fianco...Bianca Oh! piaga immensa...Raim. Immensa,sí; di mia man me la feci io, per troppagran rabbia cieco... Su Giuliano io caddi:lo empiei di tante e di tante ferite,che d’una... io stesso... il mio fianco... trafissi.Bianca Oh rio furore!... Oh mortal colpo!... Oh quantine uccidi a un tratto!Raim. A te nol dissi, o sposa...Deh! mel perdona: io dir non tel dovea;né udirlo tu, pria che il compiessi:... e farload ogni costo era pur forza... Duolmi,che a compier l’opra ogni mia lena or manca...S’ei fu delitto, ad espíarlo io vengoagli occhi tuoi, col sangue mio... Ma, sentolibertade eccheggiar vieppiú d’intorno?E oprar non posso!...Bianca Oh cielo! E... cadde... anch’egli...Lorenzo?...
Raim. Almeno al feritore io norma
certa ne diedi... Assai felice io moro,se in libertá lascio, e securi,... il padre,...la sposa,... i figli,... i cittadini miei...Bianca Me lasci al pianto... Ma, restar vogl’io?Dammi il tuo ferro...Raim. O Bianca... O dolce sposa...Parte di me;... rimembra, che sei madre...Viver tu dei pe’ nostri figli; ai nostrifigli or ti serba,... se mi amasti...Bianca Oh figli!...Ma il fragor cresce?...Raim. E piú si appressa;... e parmiudir le grida varíare... Ah! corriai pargoletti, e non lasciarli: ah! volaal fianco loro. — Omai,... per me... non resta...Speme. — Tu il vedi,... che... a momenti... io passo.Bianca Che mai farò?... Presso a chi star?... Che ascolto?«Al traditore, al traditor; si uccida.»Qual traditore?...Raim. Il traditor,... fia... il vinto.
SCENA SESTA
Lorenzo, Guglielmo, Bianca, Raimondo,
altri uomini d’arme.
Loren. Si uccida.
Raim. Oh vista!Bianca O fratel mio, tu vivi?Abbi pietá...Loren. Quí ricovrò l’infame;infra le braccia di sua donna ei fugge;ma invan. Svelgasi a forza...Bianca Il mio consorte!...
I figli miei...
Raim. Tu in ferrei lacci, o padre?...Gugl. E tu piagato?Loren. Oh! che veggi’io? dal fiancoversi il tuo sangue infido? Or, chi ’l mio braccioprevenne?Raim. Il mio; ma errò: quest’era un colpovibrato al cor del fratel tuo. Ma, ei n’ebbeda me molti altri.Loren. Il mio fratello è spento;ma vivo io, vivo; e, a uccider me, ben altraalma era d’uopo, che un codardo e riosacerdote inesperto. Estinto caddeSalviati; e seco estinti gli altri: il padresol ti serbai, perché in veder tua morte,pria d’ottener la sua, doppia abbia pena.Bianca L’incrudelir che vale? a morte pressoei langue...Loren. E semivivo, anco mi giova...Bianca Pena ha con se del fallir suo.Loren. Che veggio!Lo abbracci tinto del fraterno sangue?Bianca Ei m’è consorte;... ei muore...Raim. Or,... di che il preghi? —Se a me commessa era tua morte, mira,se tu vivresti.Bianca Oh ciel! che fai?...Raim. Non feroinvano... io... mai.Gugl. Figlio!...Raim. M’imíta, o padre.Ecco il ferro.Bianca A me il dona...
Loren. Io ’l voglio. — O ferro,
trucidator del fratel mio, quant’altremorti darai!Raim. Sposa,... per sempre... addio.Bianca Ed io vivrò?...Gugl. Terribil vista! — Or tosto,fammi svenar: che piú m’indugi?Loren. Al tuosupplizio infame or or n’andrai. — Ma intanto,si stacchi a forza la dolente donnadal collo indegno. Allevíar suo duolopuò solo il tempo. — E avverar sol può il tempome non tiranno, e traditor costoro.
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