Atto terzo
Maria Stuarda
SCENA PRIMA
Arrigo.
No, l’indugiar non vale; e omai non deggio
piú rispetti adoprare. Onor fallacemi si fa, mal mio grado: a che assegnarmiquella insolita stanza?... È ver, che un tettomal coll’inganno l’innocenza alberga;e me non cape scellerata reggia:ma soverchio è l’oltraggio; aperto è troppoil diffidare. Al fin si scelga, al fine,un partito qualunque. — Ormondo chiededi favellarmi; ei s’oda. Or forse scampo(chi sa?) mi s’apre, donde io men lo attendo.
SCENA SECONDA
Arrigo, Ormondo.
Arrigo Ben venga Ormondo alla novella corte,
cui niuna havvi simile.Orm. A noi son notetue vicende, pur troppo; e me non mandaquí Elisabetta spettator soltanto:ma, piena il cor per te di doglia, vuolmifra voi stromento d’una intera pace.
Arrigo Pace? ove appien non è uguaglianza, pace?
Men lusingai piú volte anch’io, ma sempredeluso fui.Orm. Pur, questo giorno a pacesacro parmi...Arrigo T’inganni. È questo il giornoscelto a varcar meco ogni meta: e questoa un tempo è il dí, ch’oltre soffrir piú niego.Orm. Ma che? non credi che sincera in coresia ver te la regina?Arrigo Il cor? chi ’l vede?Ma, né pur detti, onde affidar mi deggia,odo da lei.Orm. S’ella t’inganna, è giustolo sdegno in te. Benché di pace io vengamedíator, pur oso (e a me l’imponeElisabetta, ove fia d’uopo) offrirtiqual piú brami, o consiglio, o ajuto, o scorta.Arrigo Ben io, per me, strada a vendetta aprirmipotrei, se in cor basso desio chiudessi:ma, pur troppo, né scorta havvi, né ajuto,che a disserrarmi omai le vie bastassedella pace, ch’io bramo. Oh duro stato,quello in cui vivo! Se alla forza io volgoil mio pensier, tosto, se pur non reo,rassembro ingrato almeno: eppur, se dolcemi mostro alquanto, oltre ogni modo accrescobaldanza e ardir di questi schiavi in core,che d’ogni mal son fonte. A nulla io quindi,fra quanto imprender pur potrei, mi appiglio:e spontaneo prescelgo irmene in bando.Orm. Che vuoi tu fare, o re? S’io dir tel debbo,peggior del mal questo rimedio parmi.Arrigo Tal non mi pare: e spero abbia a tornarnepiú danno altrui, che non a me vergogna.Orm. Ma, non sai tu, che un re fuor di suo seggio,
piú che a pietá, vien preso a scherno? E ov’egli
pietá pur desti, può appagarsen mai?Arrigo Che val superbia, ove di possa è vuota?Non obbedito re, minor d’ogni uomoio son quí omai.Orm. Ma, di privato i drittiforse racquisti in mutar cielo? o il nomedi re ti togli? Ah! poiché ardir men porgicol tuo parlar, ch’io ten convinca or soffri. —Dove indrizzar tuoi passi? in Gallia? pensa,ch’ivi e di sangue e d’amistá congiuntala regia stirpe è con Maria; che tuttifan plauso a lei colá, dove de’ mollicostumi loro ella da pria s’imbevve.Colá di Roma un messaggier, munitodi perdonanze e di veleni, stassipresto ad invader, se glien dai tu il campo.questo infelice regno. A’ tuoi nemicidatti preso tu stesso: e reo saprannofarti essi tosto...Arrigo Ed agli amici in mezzofors’io quí sto?Orm. Stai nel tuo regno. — Indarnoti aggiungerei, come l’Ispano infido,l’Italo imbelle, asil mal certo l’uno,infame l’altro, a te sarian: piú dico;(e vedrai quindi se verace io parli)dal ricovrarti a Elisabetta appresso,io primier ti sconsiglio.Arrigo E asil mi fora,terra ov’io fui da libertá diviso?Ciò non mi cade in mente: ivi rattiensia forza ancor la madre mia...Orm. Nol vedichiaro or per te? la madre tua sarebbequí men secura e libera, d’assai.
Nol niego; avversa Elisabetta avesti:
ma si cangian coi tempi anco i consigli.Vide appena di voi nascer l’erededel suo non men, che del materno regno,ch’ella, appieno placata, ogni sua mirarivolse in lui, quasi a sua prole; e schivaquindi ognor piú di sottoporsi ell’eraal maritale giogo. Udendo poscia,che da Maria tenuto eri in non cale;che i non schiavi di Roma erano oppressi,e che col latte il regio pargolettosuperstiziosi error bevendo andava,forte glien dolse. Or quindi ella m’impone,che se Maria ver te modi non cangia,io mi volga a te solo; e mezzi io t’offra,(di sangue no, che al par di te lo abborre)ma tali, onde tu stesso al chiaror priscot’abbi a tornare. — In un, libero farti;la mia sovrana compiacere; il figliopiú in alto porre, ed in piú stabil sorte;trar d’inganno Maria; tuoi rei nemiciannichilar: ciò tutto, ove tu il vogli,tosto il potrai.Arrigo Che parli?Orm. Il ver: tu solopuoi far ciò ch’altri né tentar pur puote. —Il regio erede, il tuo figliuol fia ’l mezzodi tua grandezza, e in un di pace...Arrigo Or, come?...Orm. Servo ei s’educa a Roma in queste soglie;ei, che seder sovra il britanno tronopur debbe un dí. Ciò di mal occhio han vistoElisabetta, e il regno suo: recentison nella patria mia le piaghe ancora,onde, instigata dall’ispan Filippo,altra Maria lo afflisse. Odio profondo,
eterno, e tale in noi lasciò la ispana
devota rabbia, che morir vuol priaciascun di noi, che all’abborrita crudareligíon di sangue obbedir mai.Forza fia pur, che il tuo figliuol si stacchidal roman culto, il dí che al soglio nostroei salirá: non fia ’l miglior per tuttich’egli in error, cui dee lasciar, non cresca?Arrigo Chi ’l niega? E tu, credi me forse in coreligio a Roma piú ch’altri? Ma il mio figlio,cui pur anco il vedere a me si vieta,come educarlo a senno mio?...Orm. Ma tutto,tutto otterresti, se in poter tuo pienolo avessi tu.Arrigo Quindi ei m’è tolto.Orm. E quindiritor tu il dei.Arrigo Veglian custodi.Orm. E’ puonsideludere, comprare...Arrigo E pon, ch’io l’abbia;poscia il serbarlo...Orm. Io te lo serbo. Al fiancod’Elisabetta ei crescerá: gli fiaella piú assai che madre. Ivi altamentenudrirassi a regnar; sol ch’io pervengaa trafugarlo, e ti vedrai tu tostosignor del tutto. Reggitor sovranodi questo regno pel crescente figlioElisabetta proclamar faratti;potrai tu quindi alla tua sposa partedare qual piú vorrai; quella che appuntomertar parratti...Arrigo — Assai gran trama è questa.Orm. Spiaceti?
Arrigo No; ma scabra parmi.
Orm. Ardisci;lieve si fa.Arrigo Troppo parlammo. Or vanne:vo’ meditarvi a posta mia.Orm. Fra pocodunque a te riedo: il tempo stringe...Arrigo A nottegiá ben oltre avanzata, a me ritorna,quanto piú ’l puoi, non osservato.Orm. Ai cennituoi ne verrò. Pensa frattanto, o Arrigo,che il colpo, allor ch’egli aspettato è meno,piú certo è sempre; e che ragion di statoil vuole; e ch’util sei per trarne, e laude.
SCENA TERZA
Arrigo.
Laude trarronne, ov’io ’l vantaggio n’abbia. —
Gran trama è questa, e può gran danno uscirne...Ma pur, qual danno? Ove a me nulla giovi,a tal son io, che nulla omai mi nuoce...Chi vien? Che cerca or quí da me costui?
SCENA QUARTA
Arrigo, Botuello.
Arrigo Che vuoi da me? Forse gli usati omaggi
rechi al non tuo signore?Bot. Io pur ti sono,benché mi sdegni, suddito ognor fido.A te mi manda la regina: ell’odeche tu, quasi d’oltraggio, alta querela
fai risuonar dell’assegnato ostello.
Or sappi, ch’ella ivi albergar pur ancoteco in breve disegna: a un tempo dirtideggio...Arrigo Assai piú che la diversa stanza,duolmi il veder, che riferita vengaogni parola mia: pur non m’è nuovatal cosa. Or va; dille, che s’io tenermidi ciò non debbo offeso, a me ne fiase non creduta piú, piú almen gradita,dalla sua propria bocca la discolpa;e non per via di nunzio...Bot. Ove piú alquantobenigno a lei l’orecchio tu porgessi,signor, ben altro di sua bocca udresti:né scelto io fora messagger: ma, temeella, che a te i suoi detti...Arrigo Ella co’ dettispiacermi teme; e in un, coll’opre, il brama.Bot. T’inganni. Io so quant’ella t’ami; e in prova,io, benché a te sgradito, io, benché a tortoa te sospetto, or mi addossai di fartitale un messaggio, che affidarlo ad altrinon vorria la regina: e tal, che udirlotu pure il dei; né di sua bocca il puoteMaria spiegar: cosa, che a dirsi è dura,ma che pur segno ella è d’amor non lieve,se detta vien, qual me l’impone, in guisadi amichevol rampogna.Arrigo Arbitro vienid’ascosi arcani tu? — Ma tu, chi sei?Bot. ... Poiché obliar vuoi di Dumbár la fuga,donde, spenti i ribelli, entrambi voiquí ricondussi in vostro seggio; io sonotal, ch’or favella, perché il dir gli è imposto.Arrigo Non mi è l’udirti imposto.
Bot. Altri pur odi.
Arrigo Che parli? Altri?... Che ardire?...Bot. In queste soglietradito sei; ma non da chi tu il pensi.Piú che a noi tutti, a te dovria sospettoun uom parer, cui d’oratore il nomea perfidia impunita è invito e sprone.Messo di pace a noi non viene Ormondo;e a lungo pur tu l’odi; e a lui...Arrigo Felloni!Questo giá mi si ascrive anco a delitto?Vili voi, vili, al par che iniqui; a male,voi tutto a male ite torcendo. Ormondochiesta udíenza ottenne: io nol cercai;messo ei non viene a me...Bot. Perfido ei vienecontro di te bensí: né fosse egli altroche traditor! ma non discreto, e menodestro, ei giá si mostrò: troppo affrettossia disvelar le ascose sue speranze,e i rei disegni: onde ei tradia se stessoanzi tempo di tanto, che giá il tuttosa la regina, pria che teco ei parli.Né sdegno in lei, quanto pietá, ne nascedell’ingannato. In nome suo, ten prego,esci d’errore, o re; né con tuo biasmoarrecar vogli ai traditor vantaggio,danno a chi t’ama.Arrigo — O chiaro parla, o taci:misteríosi accenti io non intendo:soltanto io so, che dove al par voi tuttitraditor siete, io mal fra voi ravvisoqual mi tradisca.Bot. Egli è il vederlo lieve;cui piú il tradirti giova. Elisabetta,invida ognora aspra nemica vostra,
pace teme fra voi. Da lei che speri?
Arrigo Che spero?... Nulla: e nulla chieggio; e nulla...Ma tu, che sai? che mi si appon? che credeMaria? che dice?...Bot. A generoso core,chi può rimorder fallo, altri ch’ei stesso?Che degg’io dir? fuorché un iniquo è Ormondo;che a te si tendon lacci; e che pel figlio,per l’innocente figlio, or ti scongiuraMaria, piangendo...Arrigo Oh! di che piange?... Lacci,tendi a me tu...Bot. Signor, te stesso inganni;io non t’inganno. Eran d’Ormondo notele fraudi giá: giá da’ suoi detti incautipria traspirò quell’empio tradimento,ch’egli a propor ti venne...Arrigo A me?... Che dirmiosi, ribaldo?... Or, se prosiegui, io farti...Bot. Signor, compiuto ho il dover mio.Arrigo Compiutoho il mio soffrir.Bot. Parlai, perch’io ’l dovea...Arrigo Piú del dover parlasti. Esci.Bot. Che deggioalla regina dire?Arrigo Esci; va; dille,...che un temerario sei.Bot. Signor...Arrigo Non esci?
SCENA QUINTA
Arrigo.
Iniqui tutti; ed io pur anco. — Oh fero
baratro atroce d’ogni infamia e fraude!Stolto! che volli a messaggier britannoprestar io fede?
SCENA SESTA
Arrigo, Ormondo.
Arrigo Oh! giá ritorni?
Orm. Un solodubbio ancor mi rimane: onde a te riedo...Arrigo Traditor malaccorto; osi tu, vile,venirmi innanzi?Orm. Or, che mai fu?...Arrigo Sperasti,ch’io noi sapessi, onde l’offerte iniquemoveano? e speri, che impunita ell’abbiaa rimaner tua fraude?Orm. Onde improvvisoti cangi? Or dianzi favellavi...Arrigo Or dianziveder voll’io, fin dove insidíosearti nemiche, sotto vel di pace,giungeriano. — Ma tu, credestil mai,ch’io mendicar nel vostro infido regnoa me soccorso, alla mia prole asilo,volessi io mai?Orm. ... Se fabro io fui d’inganniteco, or di me colpa tu il credi?Arrigo Colpadi te, di chi t’invia, dell’abborrito
tuo ministero...
Orm. Della orribil corte,ov’io mi sto, di’ meglio: di quest’atragente infame, è la colpa. Ardito avreitentarti io mai, sol per me stesso? a tantoMaria fe trarmi; a’ cui comandi appienoElisabetta di obbedir m’impone.Ciò ch’ella volle, io dissi: ed or mi accusa,di ciò a te stesso un doppio tradimento? —Deluso omai, no, non sarò: fra voi,cessi il ciel, ch’io mi adopri in nulla omai.Io, d’ogni cosa che accader quí debba,innocente son io; tale or mi grido;tal griderommi ad alta voce ognora.
SCENA SETTIMA
Arrigo.
Ben di’ tu il ver; presso a colei chi è reo? —
Io son preso a dileggio? oh rabbia! — Udrammil’iniqua, ancor sola una volta udrammi.Di brevi detti ultimo sfogo è forzach’io doni al furor mio: ma tempo è posciadi tentar piú efficaci arditi colpi.
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