L'Etruria vendicata. Sunto del poemetto

Rime di Vittorio Alfieri scelte e commentate (1912)

Che altera in vista il mondo signoreggiaE par che niuno estimi di sé degno,

Oh scellerati tempi! Oh vilipeseArti divine! oh cieca etade privaD’ogni senno e valor! dal ciel disceseTanto artefice dunque, affinché vivaMemoria eterna rimanesse al mondoD’infami eroi, degni d’oblio profondo?

O degno figlio, o veramente mio!Grida la madre con feroce gioia:Pèra, sí, pèra, per tua man quel rio:Va’, tenta, e non temer ch’io schiava muoia,Né che in preda al tirannico desioLa figlia io lasci, e a noi l’onor premuoia.Noi pure un ferro, ardir noi pure avremo:Se cadi tu, di nostra man cadremo.

Ben é l’inganno abominevol, doveVirtude ha loco e manifesta guerra:Me già non strinse alle mendaci proveSolo il cappuccio che viltà rinserra;Piú mi v’astrinse assai ragion che muoveDa lunga esperïenza che non erra.Sfidar vorresti a singolar tenzoneChi al tuo brando mannaia e scettro oppone?Stupida in te se la ferocia fosseAllegarti potrei biblici esempi;

Come il rettor del cielo ei stesso mosseCon frode l’armi a far trafigger gli empi;Come spesso al tradir prendean le mossePerfin donzelle da’ suoi sacri tempi.Ma se d’ebraici eroi tu sdegni l’orme,Dienti i greci e i latin piú illustri norme.E Pelopida e Cassio e Bruto e quantiLe man bagnar nel sangue di tiranni,Forti eran pure, e non di frode amanti;E tutti pure opraro in ciò gli inganni.Che piú? Tu stesso al reo signor davantiNon infingi ogni giorno, or già ben anni?Tu il vedi pur, tu pur gli parli; e in coreChiudendo l’odio, a lui dimostri amore.

Chiude alfin la rassegna il non tradottoVescovo, che in volgare i libri santiTraduce, e affoga al gran commento sotto:Svela questi e perseguita gli amanti;E mille ben coppie infernali ha rotto;Niuno al sagace suo fiutar si vantiSfuggir: sol lascia delle mogli altruiPartecipare il prence e i preti sui.

lagrimando sfuggía l’alma odïosa,che fu sí cruda al mondo, e obbrobrïosa.

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