I. O leggiadretta man ch'almo lavoro

Rime varie — Appendice

O leggiadretta man, ch’almo lavoroD’ampia Veneta rete a me tessevi,Stringermi forse infra i tuoi lacci d’oroPiù ch’io nol fossi or col bel don credevi?

Io mille volte il dì per te mi moro,Donna; e tu il vedi in quei momenti brevi,(Che non so se più sien pena o ristoro)In cui cogli occhi tuoi mia fiamma bevi.

M’è caro il don; ma inutil era; io cintoSon di te tutto in ogni tempo e loco,E il sarò sì fin ch’io rimanga estinto.

Se in contraccambio il verseggiar mio fiocoOffrirti osassi, ei rimarria pur vinto;Perchè al troppo ch’io sento, i’ direi poco.

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