CXCIII. Morte già già mi avea l'adunco artiglio

Rime varie

Morte già già mi avea l’adunco artiglioTenacemente al cor dintorno attorto:Esangue, e col pensier già in tomba assorto,Pender su me vedea, turbata il ciglio,

Muta qual madre, sovr’unico figlio,Quella, per cui di vita i guai sopporto:E vedea d’altra parte in viso smortoStarsi l’amico, ond’ha il mio cor consiglio.

Oh! quanti strali trafiggeanmi l’alma!Lasciar l’amata, l’amico, e la speneDella sì a lungo sospirata palma!...

Quand’ecco rieder vita entro mie vene.Gloria, amistade, amore, or voi mia salmaSerbaste... Ah sol per voi la vita è un bene.

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