CXLVI. Era l'amico che il destin mi fura
Rime varie
Era l’amico, che il destin mi fura,Picciol di corpo, e di leggiadre forme;Brune chiome, occhi ardenti, atto conforme;E scritto in viso: Io son d’alta natura.
Liberissimo spirto in prigion duraNato, ei vi stava qual leon che dorme;Ma il viver nostro fetido e difformeBen conoscea quell’alma ardita e pura.
Null’uom quasi apprezzando, (a dritto forse)Nullo pur ne odïava; e a tutti umano,Sol ben oprando ei stesso, i rei rimorse.
Troppa era ei macchia al guasto mondo insano:Invidia, credo, i lividi occhi torse,E a Morte cruda lo accennò con mano.
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