CXXXVIII. Era di maggio il quarto giorno e l'ora

Rime varie

Era di maggio il quarto giorno, e l’oraPria della sesta, il dì che fuor mi trasseDi dolce vita; e il rimembrarlo ancoraMi duol, come ora il cuor mi si schiantasse.

Dal punto in poi, per me non sorse aurora,Che noja, e pianto, e guai non mi arrecasse;E sì pur vissi, che la speme ognoraCon sue lusinghe il viver mi protrasse:

Ma un morir lento era la vita mia;Il mio poco intelletto, e il gran desireD’acquistare alta fama in me languia.

L’ingegno e il cor mi sento or rïaprire,Nell’appressarmi all’alta leggiadria,Che darà breve tregua al mio martíre.

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