LXXXV. Nobil città che delle Liguri onde

Rime varie

Nobil città, che delle Liguri ondeSiedi a specchio, in sembiante altera tanto;E, torreggiando al ciel da curve sponde,Fai scorno a’ monti onde hai da tergo ammanto;

A tue moli superbe, a cui secondeNull’altre Italia d’innalzare ha il vanto,Dei cittadini tuoi che non rispondeL’aspetto, il cor, l’alma, o l’ingegno alquanto?

L’oro sudato, che adunasti e aduni,Puoi seppellir con minor costo in grotte,Ove ascondan se stessi, e i lor digiuni.

Tue ricchezze non spese, eppur corrotte,Fan d’ignoranza un denso velo agli uni;Superstizion tien gli altri; a tutti è notte.

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