LXXXVII. Vittima oimè di violenti e stolte

Rime varie

Vittima (oimè!) di vïolenti e stolteLeggi, per cui col buono il rio s’innesta,Mena i suoi giorni in orrida tempestaColei, che ha in sè tutte virtudi accolte.

Io già l’udía ben mille e mille voltePiangendo dire, in suo dolor modesta:S’altri è pur lieto di mia vita mesta,L’aspre catene mie non sien mai sciolte. —

Qual moglie mai, qual madre era a te pariSe tu, avvinta a gentil degno compagno,Figli a lui davi numerosi e cari?

Ma il mondo tristo, e l’inuman guadagno,Che fa increscer le figlie ai padri avari,Son la cagion del nostro inutil lagno.

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