XLVIII. Canzone. Le gravi e dolci cure
Rime varie
Le gravi e dolci cureChe fra timore e spemeA vicenda han diviso il viver mio,Perchè provare, e non narrar poss’io?Pur l’amorose peneSono a soffrir men dure,Se in qualche modo di sfogarle avviene:Nè a ciò bastante è il pianto, ancor che un rioN’esca tuttora dagli occhi dogliosi.Portar più a lungo ascosiI miei martir quindi non vo’... Ma in voceCome li narro a lei, se a lei dappressoVien meno il dire?... Or, se il tacer mi nuoceEd accenti formar non mi è concesso,Parli dunque la penna,Che, s’ella il duol non spiega, almen lo accenna.
Luce degli occhi miei,Oh quanto breve è il lampoOnde il cor tenebroso a me rischiari!Oh come fuggon ratti e tornan rariQuegli istanti, onde scampoTrovo ai tormenti reiDel vivo fuoco di cui tutto avvampo!Pochi dolci momenti, oh quanto amariParer mi fate e lunghi i giorni interi,Che in funesti pensieriDa lei lontan poi trapassare io deggio!Tornare, è ver, ma oh come tarde e tanteTornar le veglie sospirate io veggio!Fossi almen d’ogni angoscia allora esente;Che l’ombre assai men greveMi parrìa l’aspettar, e il dì più breve!Ma (oh debile confortoAl mio desire immenso!)Che ottengo allor, se non di furto un guardo?Che poss’io dir, se non di furto: Io ardo?...Forse puoi ciò ch’io pensoLegger nel viso smorto,Nel cupid’occhio al rimirarti intenso.Ma un cor piagato d’amoroso dardoNon si appaga di poco: e un nulla io chiamoA lato a quel ch’io bramo,Il poter dirti mille volte il giornoCh’io sol per te l’aura vital respiro.Qual fia dunque il mio stato, or che d’intornoCinta da tanti esplorator ti miro?Or che non pure i detti,Ma deggio anco i sospir tener ristretti?È ver, poco mi pare,Quand’io ti siedo a lato,Il sogguardarti coll’occhio tremante:Quando, benchè nel cuor fervido amante,Sotto aspetto gelatoMi ti debbo mostrare:Ma da te sono appena allontanato,Che dolce io chiamo e benedetto istanteE sol felice e sol cagion di vita,Quello in cui graditaVista di quanto bene al mondo io m’abbia,Non vien ritolta ai languidi miei lumi.Oh quant’ore di duolo in pianto in rabbia
Trapasso io poi! fin che non piace ai NumiDi ricondur quell’ora,Ch’io non so ben se m’ange o mi ristora.Se vita è un breve sogno,Quella menoma parteCh’io ne traggo al tuo fianco sospirando,Come appellarla io deggia or vo pensando.Tempo, che or l’ali ad arteRaccogli oltre il bisogno,Or le hai rapide troppo ad involartePer poi lasciarmi di me stesso in bando,Men che un sogno or mi sembri, or più ch’eterno.Più in tal pensier m’interno,Più vaneggiar pel rio dolor mi sento:Nè il duol però mi grava... Oimè! che voglio?Del cor la pace! Ah no! saria tormentoMaggiore assai di quello ond’io mi doglio.Non rifiuto l’amaro:Sol vorrei fosse il dolce un po’ men raro.Canzone, un sol pensiero in troppe rime,Tuo dire esprime: — io ’l veggo:Ma, se a lei tu non spiaci, altro non chieggo.
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