CLXVII. Vorrebbe cessar dallo scrivere e non può
Rime varie
Sagacemente, e con lepor, diceaD’Aristarco il severo acuto senno:«Carmi non fo, perch’io de’ sommi ho idea;«E quei ch’io far potrei, far non si denno».Io, tutto dí, men verecondo impennoRime, (non carmi) che importuna creaNon so qual Possa in me, con fiero cennoCostringendomi a far sua voglia rea.Mio picciol senno, anch’ei, le sgrida: Taci,Sfacciata. Scrivi; (ella m’impone in suonoBen altro) scrivi, e a me primiera piaci.D’ardenti affetti a te Ministra io sono,Di furor sacro, e d’alti sensi audaci;Senza cui la tua lima è steril dono.
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