CLXX. Ad una improvvisatrice

Rime varie

Ed io pure, ancorché dei fervidi anniSemi-spenta languisca in me la foga;Io pur la lira, onde alto cor si sfoga,Chieggo, e fremendo sciolgo all’aura i vanni.

Quai mi fan forza al cor magici inganni?Chi un tal poter sul canto mio si arroga? —Donna, il cui carme gli animi soggioga,Rimar mi fa, benché tai rime io danni.Ma immaginoso pöetar robustoPregno di affetti tanti odo da leiScaturirne improvviso e in un venusto,Ch’io di splendida palma or mi terreiPe’ suoi versi impensati andarne onusto,Piú ch’io mai speri dai pensati miei.

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