CLXXI. Ad un improvvisatore
Rime varie
«Quanto divina sia la lingua nostra»Ch’estemporanei metri e rime accozzaBen ampiamente ai barbari il dimostraPiú d’una Etrusca improvvisante strozza.Nasce appena il pensiero, e già s’innostraDi poetico stil: né mai vien mozzaLa voce, o dubitevole si prostra,Né mai l’uscente rima ella ringozza.
Piú che diletto, maraviglia sempreDestami in cor quest’arte perigliosa,In cui l’uomo insanisce in vaghe tempre.Pare, ed è quasi, sovrumana cosa;Quindi è forza, che invidia l’alma stempreD’ogni altra gente a laudar noi ritrosa.
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