CLXXXVIII. Ricordando la fuga da Parigi

Rime varie

Non compie un lustro ancor, da ch’io pur dava(Qual dovea liber’alma altera e pura)Addio perenne all’abborrite muraDel vil Parigi, ov’io schiavo mi stava.Reo d’alti sensi entro città sí prava,Di risentita indomita natura,Morte vedeva io là che ingiusta e oscuraSempre in sul capo mio fera aleggiava.Di carcer tale il Ciel mi trasse; e mecoQuella, ch’io piú di me medesmo ho cara;Sola per cui la vita a don mi reco.

Ma quanti amici (ahi rimembranza amara!)Spenti udii poscia in quell’orrendo speco,Dove a bramar perfin Turchia s’impara!

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