Ode prima

Rime varie — L'America libera, odi

Qual odo io suono di guerriera trombaDell’oceàno immenso

Di là dalle non pria navigate onde?Qual di fischianti strali nuvol denso?Qual eneo tuon rimbomba?Cagion non v’ha ch’or tanto sangue inondeQuelle innocenti sponde,Ove di leggi sacrosante all’ombraGente crescea secura ancor che ricca,Cui felice aura spiccaDal mal che nostra Europa tutta ingombra.Chi la pace ne sgombra?Qual rio furor, qual crudoEmpio pensier turba unïon sí bella?Ira di Re d’ogni bell’arte ignudo,Ministri infidi, e cupidigia fella.

II.

O Dea verace, che le spiagge ameneChe il mar d’Ausonia bagna

Festi già sovra ogni altre un dí beate:Tu, cui piú mai non vide, e in van sen lagna,L’Italia, che in cateneAbborrite e sofferte indi mertateTragge sua lunga etate:Tu, che (colpa di noi) tanti anni e tantiDel globo fuor, forse in miglior pianeta,Stanza avevi piú lieta;Quindi fra il sangue e le discordie e i piantiDi plebe appressa, e i cantiDegli oppressori, e gli aspriTra’ re pel regno tradimenti infami,In Albïon scendevi: or fa’ ch’io innaspriSí il dir, che vero e libero si chiami.

III.

Angli, a voi nulla il vostro onor piú cale?Voi che a sí lunga provaGià intendeste che fosse libertate,Di voglie ingiuste ed assolute a provaSchiavi or vi fate? E qualeTuonar tra voi potría piú in securtade,Di piú timor s’invade;E di regio oro e d’onor vili il veggioPingue piú ch’altri, e piú assetato e carco,E di virtú piú scarco. —Ma donde mai, donde virtude io chieggio?Tra’ grandi ebbe mai seggio? —Voi di men nobil schiera,Scelti orator da liberi suffragi,Deh! fate almen che libertà non pèra:Per voi sien chiare or le regali ambagi.

IV.

Ma e con chi parlo? Aura di corte in voiGià ad ammorbarvi scese:Già d’esser primi degli stolti agli occhi,Ultimi ai vostri, alto desío vi prese,Né vi lasciò ma’ poi.Né fia che a voi verace laude or tocchi,Perché alcun forse scocchiLiberi detti nel consesso augusto:Son esca i detti al comprator, che in cercaVa di qual men si merca.Ma ai tanti rei se non si oppone un giusto,Sperar dunque robustoSchietto da voi consiglioÈ uno sperar da morta arbore frutto. —Tu solo omai, di libertade figlio,Popol nocchier, tu resti: e in te sta il tutto.

V.

Che dico? ahi lasso! e tu neppur rimani;Che tu, dai guasti guasto,Venduto hai te co’ liberi tuoi voti;E in crapole bagordi ebbrezze pasto,Qual piú allarga le maniA satollarti, per tuo eletto il noti. —O preda di despòti,Gente in tuo cor serva omai tutta, or seiQuella, che tôrre iniqua altrui vorrestiLibertà che ti svesti?Pieni per te di dolorosi omèiTraggon lor giorni reiGli American tuoi figli?....Tuoi, quand’ebberti madre: or sei madrigna.

Che lacci e morte ed onta e rei perigliGià il sest’anno minacci a lor maligna.

VI.

Verso là dove in mar le ardenti ruoteNell’ultimo occidenteFebo stanco di noi rapido spinge,Le tiranniche prore arditamenteSquarcian l’onde a lor note:Teti di bianca spuma si dipinge;Ed a gemer l’astringeDella mobil foresta immane il pondo.Non Serse là sí grave oltraggio, o Dea,De’ ponti suoi ti fea,Quand’ei menava a strugger Grecia il mondo.Né il fato piú secondoCh’egli ebbe, or s’abbian questiDel barbarico Re piú rei di tanto,Che lor non muove gloria; e a dar son prestiPer oro pace, e pel guadagno il vanto.

VII.

Va’ dunque, approda, o sconsigliato stuoloDi mercatori armati.Vediam se il lucro in tua ragion si ascrive,Se i mal compri Tedeschi tuoi soldatiValor ti danno a nolo:Vediam, vostre armi d’ogni vita priveContro le altrui ben vive,Quanto, ancor che in piú copia, possan oggi.

Ecco afferrato il porto: e già discendeMarte con l’armi orrende;E scorre i campi, e i fiumi varca e i poggi;E d’ogni ostel fa alloggi.Ma che perciò? vegg’ioTremar quei prodi o sbigottir? DolentiLi veggio ben, ma impavidi: lor DioÈ libertà: non fieno in lei vincenti?

VIII.

Ogni bifolco in pro’ guerrier conversoPer la gran causa io miro;E la rustica marra e il vomer farsiLucido brando, che rotante in giroNegli oppressor fia immerso.Già del piú debil sesso io veggio armarsi

E a vicenda esortarsiNuove d’Euròta abitatrici ardite;Altre ai figli, ai mariti incender l’alme;Altre portar le salme:Vedove, no, non veggio a brun vestite;Che le ben spese viteNon piangon elle. Or fiaChe virtú tanta a ignavia tal soggiaccia?No: che dall’Euro spinta ivi s’avviaNube di guerra che i fellon minaccia.

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