LI. Chiede a sé come possa aver vòlto il pensiero ad altra donna

Rime varie

Un muover d’occhi tenero e protervo,Un ragionar soavemente al core,E in nobil atto d’ogni grazia il fiore,Fatto or m’han quasi ad altra donna servo?Eppure illeso entro il mio sen conservoNon per assenza scemo il prisco amore:Ma questa io sfuggo, e m’è il fuggir dolore,Qual di saetta ad impiagato cervo.Cor mio, che fu? ragion ne voglio intera.Donna avvi al mondo oltre la donna mia?O son io amante di volgare schiera?Nol son; né stimo in terra altra ven sia.Debolezza ciò dunque in me non era;Ma forza era in costei di leggiadria.

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