LXV e LXVI. Che cosa ormai lo tenga in vita
Rime varie
Io vo piangendo, e nel pianger mi assaleSí fera voglia di finir per morteL’aspre vicende d’insoffribil sorte,Che in me per poco omai ragion prevale.Dico talora: il piú indugiar che vale?Mai non verrà quel dí, che ti conforte;Le tue dubbie speranze puoi dir morte:Vive sien anco; il ben qui, agguaglia il male?Orma quaggiú lasciar che tu se’ stato,Perché piú tempo aspetti, non potrai,Se il coturno non t’ha fama acquistato.
Ma poi ripenso, infra che orrendi guai,Fora il mio ben, s’io pero, abbandonato. —Com’io viva, e perché, donna, tu il sai.
Tu il sai, donna mia vera, e il sai tu sola,Com’io viva, e perché viver consenta:E un sol pensier dell’esser mi consola;Che s’io cessassi, la tua vita è spenta.Invan colei, che ai martir lunghi invola,Il suo feroce acciaro or mi appresenta:Da tergo odo una tua flebil parola,Che grida: e me tu lassi a morte lenta?Misero me, cui rio destino implícaD’inestricabil non frangibil nodo!Né so, s’io vivo o morto omai mi dica.Pur poiché da un sol filo, e non ben sodo,Pendon due vite, o mia verace amica,Io di serbar la tua stentando, godo.
Comments
Loading comments…