VI. Sospiri d'amore, canzone

Rime varie

Le gravi e dolci cureChe fra timore e speneA vicenda han diviso il viver mioPerché provare, e non narrar poss’io?Pur l’amorose peneSono a soffrir men dure,Se in qualche modo di sfogarle avviene:Nè a ciò bastante è il pianto, ancor che un rioN’esca tuttora dagli occhi dogliosi.Portar piú a lungo ascosiI miei martir quindi non vo’... Ma in voceCome li narro a lei, se a lei dappressoVien meno il dire? Or, se il tacer mi nuoceEd accenti formar non mi è concesso,Parli dunque la penna,Che, s’ella il duol non spiega almen lo accenna.Luce degli occhi miei,Oh quanto breve è il lampoOnde il cor tenebroso a me rischiari!Oh come fuggon ratti e tornan rariQuegli istanti, onde scampo

Trovo ai tormenti reiDel vivo fuoco di cui tutto avvampo!Pochi dolci momenti, oh quanto amariParer mi fate e lunghi i giorni interi,Che in funesti pensieriDa lei lontan poi trapassare io deggio!Tornare, è ver, ma oh come tarde e lenteTornar le veglie sospirate io veggio!Fossi almen d’ogni angoscia allora esente;Che l’ombre assai men greveMi parría l’aspettar, e il dí piú breve!Ma (oh debile confortoAl mio desire immenso!)Che ottengo allor, se non di furto un guardo?Che poss’io dir, se non di furto: Io ardo?...Forse puoi ciò ch’io pensoLegger nel viso smorto,Nel cupid’occhio al rimirarti intenso.Ma un cor piagato d’amoroso dardoNon si appaga di poco: e un nulla io chiamoA lato a quel ch’io bramo,Il poter dirti mille volte il giornoCh’io sol per te l’aura vital respiro.Qual fia dunque il mio stato, or che d’intornoCinta da tanti esplorator ti miro?Or che non pure i detti,Ma deggio anco i sospir tener ristretti?È ver, poco mi pare,Quand’io ti siedo a lato,Il sogguardarti coll’occhio tremante:Quando, benché nel cuor fervido amante,Sotto aspetto gelatoMi ti debbo mostrare:Ma da te sono appena allontanato,Che dolce io chiamo e benedetto istanteE sol felice e sol cagion di vita,Quello in cui gradita

Vista di quanto bene al mondo io m’abbia,Non vien ritolta ai languidi miei lumi.Oh quant’ore di duolo in pianto in rabbiaTrapasso io poi! fin che non piace ai NumiDi ricondur quell’ora,Ch’io non so ben se m’ange o mi ristora.Se vita è un breve sogno,Quella menoma parteCh’io ne traggo al tuo fianco sospirando,Come appellarla io deggia or vo pensando.Tempo, che or l’ali ad arteRaccogli oltre il bisogno,Or le hai rapide troppo ad involartePer poi lasciarmi di me stesso in bando,Man che un sogno or mi sembri, or piú ch’eterno.Piú in tal pensier m’interno,Piú vaneggiar pel rio dolor mi sento:Né il duol però mi grava... Oimé! che voglio?Del cor la pace! Ah no! saria tormentoMaggiore assai di quello ond’io mi doglio.Non rifiuto l’amaro:Sol vorrei fosse il dolce un po’ men raro.Canzone, un sol pensiero in troppe rime,Tuo dire esprime: — io ’l veggo:Ma, se a lei tu non spiaci, altro non chieggo.

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