XCVII. Dolore e speranza

Rime varie

Non che per mesi ed anni, anche per oreIl doverla lasciar doleami forte,Quando era usanza in me, di me piú forte,Di pascer sempre di sua vista il core.Io non sapea che fosse allor timore;Che al suo fianco atterrirmi, né il può morte:

E nel giocondo oblio di lieta sorte,Finto nome appellava ogni dolore.Ma, dal punto fatal che svelto m’ebbeDa sí dolce, serena, unica vita,Ogni mio breve bene anco m’increbbe.Speranza invan del mio martír mi additaIl fin, che lunge forse esser non debbe:Timor mi afferra; e chi da lui mi aíta?

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