Atto secondo
Saul
SCENA PRIMA
Saul, Abner.
Saul Bell’alba è questa. In sanguinoso ammanto
oggi non sorge il sole; un dí feliceprometter parmi. — Oh miei trascorsi tempiDeh! dove sete or voi? Mai non si alzavaSaúl nel campo da’ tappeti suoi,che vincitor la sera ricorcarsicerto non fosse.Abner Ed or, perché diffidi,o re? Tu forse non fiaccasti or dianzila filistea baldanza? A questa pugnaquanto piú tardi viensi, Abner tel dice,tanto ne avrai piú intera, e nobil palma.Saul Abner, oh! quanto in rimirar le umanecose, diverso ha giovinezza il guardo,dalla canuta etá! Quand’io con fermobraccio la salda noderosa antenna,ch’or reggo appena, palleggiava; io puremal dubitar sapea... Ma, non ho solaperduta omai la giovinezza... Ah! mecofosse pur anco la invincibil destrad’iddio possente!... o meco fosse almenoDavid, mio prode!...
Abner E chi siam noi? Senz’esso
piú non si vince or forse? Ah! non piú maisnudar vorrei, s’io ciò credessi, il brando,che per trafigger me. David, ch’è prima,sola cagion d’ogni sventura tua...Saul Ah! no: deriva ogni sventura miada piú terribil fonte... E che? celarmil’orror vorresti del mio stato? Ah! s’iopadre non fossi, come il son, pur troppo!di cari figli,... or la vittoria, e il regno,e la vita vorrei? Precipitosogiá mi sarei fra gl’inimici ferriscagliato io, da gran tempo: avrei giá troncacosí la vita orribile, ch’io vivo.Quanti anni or son, che sul mio labro il risonon fu visto spuntare? I figli miei,ch’amo pur tanto, le piú volte all’iramuovonmi il cor, se mi accarezzan... Fero,impazíente, torbido, adiratosempre; a me stesso incresco ognora, e altrui;bramo in pace far guerra, in guerra pace:entro ogni nappo, ascoso tosco io bevo;scorgo un nemico, in ogni amico; i mollitappeti assirj, ispidi dumi al fiancomi sono; angoscia il breve sonno; i sogniterror. Che piú? chi ’l crederia? spaventom’è la tromba di guerra; alto spaventoè la tromba a Saúl. Vedi, se è fattavedova omai di suo splendor la casadi Saúl; vedi, se omai Dio sta meco.E tu, tu stesso, (ah! ben lo sai) taloraa me, qual sei, caldo verace amico,guerrier, congiunto, e forte duce, e usbergodi mia gloria tu sembri; e talor, vileuom menzogner di corte, invido, astutonemico, traditore...
Abner Or, che in te stesso
appien tu sei, Saulle, al tuo pensiero,deh, tu richiama ogni passata cosa!Ogni tumulto del tuo cor (nol vedi?)dalla magion di que’ profeti tanti,di Rama egli esce. A te chi ardiva primodir, che diviso eri da Dio? l’audace,torbido, accorto, ambizíoso vecchio,Samuél sacerdote; a cui fean ecole sue ipocrite turbe. A te sul capoei lampeggiar vedea con livid’occhioil regal serto, ch’ei credea giá suo.Giá sul bianco suo crin posato quasiei sel tenea; quand’ecco, alto concordevoler del popol d’Israello al ventospersi ha suoi voti, e un re guerriero ha scelto.Questo, sol questo, è il tuo delitto. Ei quindid’appellarti cessò d’iddio l’eletto,tosto ch’esser tu ligio a lui cessasti.Da pria ciò solo a te sturbava il senno:coll’inspirato suo parlar compievaDavid poi l’opra. In armi egli era prode,nol niego io, no; ma servo appieno ei sempredi Samuello; e piú all’altar, che al campopropenso assai: guerrier di braccio egli era,ma di cor, sacerdote. Il ver dispogliad’ogni mentito fregio; il ver conosci.Io del tuo sangue nasco; ogni tuo lustroè d’Abner lustro: ma non può innalzarsiDavid, no mai, s’ei pria Saúl non calca.Saul David?... Io l’odio... Ma, la propria figliagli ho pur data in consorte... Ah! tu non sai. —La voce stessa, la sovrana voce,che giovanetto mi chiamò piú notti,quand’io, privato, oscuro, e lungi tantostava dal trono e da ogni suo pensiero;
or, da piú notti, quella voce istessa
fatta è tremenda, e mi respinge, e tuonain suon di tempestosa onda mugghiante:«Esci Saúl; esci Saulle...» Il sacrovenerabile aspetto del profeta,che in sogno io vidi giá, pria ch’ei mi avessemanifestato che voleami Diore d’Israél; quel Samuéle, in sogno,ora in tutt’altro aspetto io lo riveggo.Io, da profonda cupa orribil valle,lui su un raggiante monte assiso miro:sta genuflesso Davide a’ suoi piedi:il santo veglio sul capo gli spandel’unguento del Signor; con l’altra mano,che lunga lunga ben cento gran cubitifino al mio capo estendesi, ei mi strappala corona dal crine; e al crin di Davidcingerla vuol: ma, il crederesti? Davidpietoso in atto a lui si prostra, e niegariceverla; ed accenna, e piange, e grida,che a me sul capo ei la riponga... — Oh vistaoh David mio! tu dunque obbedíenteancor mi sei? genero ancora? e figlio?e mio suddito fido? e amico?... Oh rabbia!Tormi dal capo la corona mia?Tu che tant’osi, iniquo vecchio, trema...Chi sei?... Chi n’ebbe anco il pensiero, pera... —Ahi lasso me! ch’io giá vaneggio!...Abner Pera,David sol pera: e svaniran con esso,sogni, sventure, visíon, terrori.
SCENA SECONDA
Gionata, Micol, Saul, Abner.
Gion. Col re sia pace.
Micol E sia col padre Iddio.Saul ... Meco è sempre il dolore. — Io men sorgeaoggi, pria dell’usato, in lieta speme...Ma, giá sparí, qual del deserto nebbia,ogni mia speme. — Omai che giova, o figlio,protrar la pugna? Il paventar la rotta,peggio è che averla; ed abbiasi una volta.Oggi si pugni, io ’l voglio.Gion. Oggi si vinca.Speme, o padre, ripiglia: in te non scesesperanza mai con piú ragione. Il voltodeh! rasserena: io la vittoria ho in core.Di nemici cadaveri copertofia questo campo; ai predatori alatinoi lasceremo orribil esca...Micol A stanzapiú queta, o padre, entro tua reggia, in breve,noi torneremo. Infra tue palme assiso,lieto tu allor, tua desolata figliatornare a vita anco vorrai, lo sposorendendole...Saul ...Ma che? tu mai dal piantonon cessi? Or questi i dolci oggetti sonoche rinverdir denno a Saúl la stancamente appassita? Al mio dolor sollievosei tu cosí? Figlia del pianto, vanne;esci; lasciami, scostati.Micol Me lassa!...Tu non vorresti, o padre, ch’io piangessi?...Padre, e chi l’alma in lagrime sepoltami tiene or, se non tu?...
Gion. Deh! taci; al padre
increscer vuoi? — Saúl, letizia accogli:aura di guerra, e di vittoria, in camposta: con quest’alba uno spirto guerriero,che per tutto Israél de’ spandersi oggi,dal ciel discese. Anco in tuo cor, ben tosto,verrá certezza di vittoria.Saul Or, forseme tu vorresti di tua stolta giojaa parte? me? — Che vincere? che spirto?...Piangete tutti. Oggi, la quercia antica,dove spandea giá rami alteri all’aura,innalzerá sue squallide radici.Tutto è pianto, e tempesta, e sangue, e morte:i vestimenti squarcinsi; le chiomedi cener vil si aspergano. Sí, questogiorno, è finale; a noi l’estremo, è questo.Abner Giá piú volte vel dissi: in lui l’aspettovostro importuno ognor sue fere angosceraddoppia.Micol E che? lascierem noi l’amatogenitor nostro?...Gion. Al fianco suo, tu solostarti pretendi? e che in tua man...?Saul Che fia?Sdegno sta sulla faccia de’ miei figli?Chi, chi gli oltraggia? Abner, tu forse? Questison sangue mio; nol sai?... Taci: rimembra...Gion. Ah! sí; noi siam tuo sangue; e per te tuttoil nostro sangue a dar siam presti...Micol O padre,ascolto io forse i miei privati affetti,quand’io lo sposo a te richieggo? Il prodetuo difensore, d’Israél la forza,l’alto terror de’ Filistei ti chieggo.Nell’ore tue fantastiche di noja,
ne’ tuoi funesti pensieri di morte,
David fors’ei non ti porgea sollievocol celeste suo canto? or di’: non eraei, quasi raggio alle tenébre tue?Gion. Ed io; tu il sai, se un brando al fianco io cinga;ma; ov’è il mio brando, se i sonanti passidel guerrier dei guerrier norma non dannoai passi miei? Si parleria di pugna,se David quí? vinta saria la guerra.Saul Oh scorsa etade?... Oh di vittoria lietimiei gloríosi giorni!... Ecco, schieratimi si appresentan gli alti miei trionfi.Dal campo io riedo, d’onorata polvecosperso tutto, e di sudor sanguigno:infra l’estinto orgoglio, ecco, io passeggio;e al Signor laudi... Al Signor, io?... Che parlo?...Ferro ha gli orecchi alla mia voce Iddio;muto è il mio labro... Ov’è mia gloria? dove,dov’è de’ miei nemici estinti il sangue?...Gion. Tutto avresti in David...Micol Ma, non è tecoquel David, no: dal tuo cospetto in bandotu il cacciavi, tu spento lo volevi...David, tuo figlio; l’opra tua piú bella;docil, modesto; piú che lampo rattonell’obbedirti; ed in amarti caldo,piú che i proprj tuoi figli. Ah! padre, lascia...Saul Il pianto (oimè!) su gli occhi stammi? al piantoinusitato, or chi mi sforza?... Asciuttolasciate il ciglio mio.Abner Meglio sarebberitrarti, o re, nel padiglione. In brevepresta a pugnar la tua schierata possaio mostrerotti. Or vieni; e te convinci,che nulla è in David...
SCENA TERZA
David, Saul, Abner, Gionata, Micol.
David La innocenza tranne.
Saul Che veggio?Micol Oh ciel!Gion. Che festi?Abner Audace...Gion. Ah! padre...Micol Padre, ei m’è sposo; e tu mel desti.Saul Oh vista!David Saúl, mio re; tu questo capo chiedi;giá da gran tempo il cerchi; ecco, io tel reco;troncalo, è tuo.Saul Che ascolto?... Oh David,... David!Un Iddio parla in te: quí mi t’adduceoggi un Iddio...David Sí, re; quei, ch’è sol Dio;quei, che giá in Ela me timido ancorainesperto garzon spingeva a frontedi quel superbo gigantesco orgogliodel fier Goliatte tutto aspro di ferro:quel Dio, che poi su l’armi tue tremendea vittoria vittoria accumulava:e che, in sue mire imperscrutabil sempre,dell’oscuro mio braccio a lucid’oprevaler si volle: or sí, quel Dio mi adducea te, con la vittoria. Or, qual piú vuoi,guerriero, o duce, se son io da tanto,abbimi. A terra pria cada il nemico:sfumino al soffio aquilonar le nubi,che al soglio tuo si ammassano dintorno:men pagherai poscia, o Saúl, con morte.Né un passo allora, né un pensier costartiil mio morir dovrá. Tu, re, dirai:
David sia spento: e ucciderammi tosto
Abner. — Non brando io cingerò né scudo;nella reggia del mio pieno signorea me disdice ogni arme, ove non siapazíenza, umiltade, amor, preghiere,ed innocenza. Io deggio, se il vuol Dio,perir qual figlio tuo, non qual nemico.Anco il figliuol di quel primiero padredel popol nostro, in sul gran monte il sangueera presto a donar; né un motto, o un cennofea, che non fosse obbedíenza: in altogiá l’una man pendea per trucidarlo,mentre ei del padre l’altra man baciava. —Diemmi l’esser Saúl; Saúl mel toglie:per lui s’udia il mio nome, ei lo disperde:ei mi fea grande, ei mi fa nulla.Saul Oh! qualedagli occhi antichi miei caligin foltaquel dir mi squarcia! Oh qual nel cor mi suona!... —David, tu prode parli, e prode fosti;ma, di superbia cieco, osasti posciame dispregiar; sovra di me innalzarti;furar mie laudi, e ti vestir mia luce.E s’anco io re non t’era, in guerrier nuovo,spregio conviensi di guerrier canuto?Tu, magnanimo in tutto, in ciò non l’eri.Di te cantavan d’Israél le figlie:«Davidde, il forte, che i suoi mille abbatte;Saúl, suoi cento». Ah! mi offendesti, o David,nel piú vivo del cor. Che non dicevi?«Saúl, ne’ suoi verdi anni, altro che i mille,le migliaja abbatteva: egli è il guerriero;ei mi creò».David Ben io ’l dicea; ma questi,che del tuo orecchio giá tenea le chiavi,dicea piú forte: «Egli è possente troppo
David: di tutti in bocca, in cor di molti;
se non l’uccidi tu, Saúl, chi ’l frena?». —Con minor arte, e veritá piú assai,Abner, al re che non dicevi? «Ah! Davidtroppo è miglior di me; quindi io lo abborro;quindi lo invidio, e temo; e spento io ’l voglio».Abner Fellone; e il dí, che di soppiatto andavico’ tuoi profeti a susurrar consigli;quando al tuo re segreti lacci infamitendevi; e quando a’ Filistei nel gremboti ricovravi; e fra nemici impuriprofani dí traendo, ascose a un tempopratiche ognor fra noi serbavi: or questo,il dissi io forse? o il festi tu? Da prima,chi piú di me del signor nostro in coreti pose? A farti genero, chi ’l mosse?Abner fu solo...Micol Io fui: Davide in sposo,io dal padre l’ottenni; io il volli; io, presadi sue virtudi. Egli il sospir mio primo,il mio pensier nascoso; ei la mia spemeera; ei sol, la mia vita. In basso statoanco travolto, in povertá ridotto,sempre al mio cor giovato avria piú David,ch’ogni alto re, cui l’oriente adori.Saul Ma tu, David, negar, combatter puoid’Abner le accuse? Or, di’: non ricovrastitra’ Filistei? nel popol mio d’iniquaribellíone i semi non spandesti?La vita stessa del tuo re, del tuosecondo padre, insidíata forsenon l’hai piú volte?David Ecco; or per me rispondaquesto, giá lembo del regal tuo manto.Conoscil tu? Prendi; il raffronta.Saul Dammi.
Che vegg’io? è mio; nol niego... Onde l’hai tolto?...
David Di dosso a te, dal manto tuo, con questomio brando, io stesso, io lo spiccai. — Sovvientid’Engadda? Lá, dove tu me proscrittobarbaramente perseguivi a morte;lá, trafugato senza alcun compagnonella caverna, che dal fonte ha nome,io m’era: ivi, tu solo, ogni tuo prodelasciato in guardia alla scoscesa porta,su molli coltri in placida quíetechiudevi al sonno gli occhi... Oh ciel! tu, pienol’alma di sangue e di rancor, dormivi?Vedi, se Iddio possente a scherno prendedisegni umani! ucciderti, a mia posta,e me salvar potea, per altra uscita:io il potea; quel tuo lembo assai tel prova.Tu re, tu grande, tu superbo, in mezzoa stuol d’armati; eccoti in man del vilegiovin proscritto... Abner, il prode, ov’era,dov’era allor? Cosí tua vita ei guarda?Serve al suo re cosí? Vedi, in cui postohai tua fidanza; e in chi rivolto hai l’ira. —Or, sei tu pago? Or l’evidente segnonon hai, Saúl, del cor, della innocenza,e della fede mia? non l’evidentesegno del poco amor, della malignainvida rabbia, e della guardia infidadi questo Abner?...Saul Mio figlio, hai vinto;... hai vinto.Abner, tu mira; ed ammutisci.Micol Oh gioja!David Oh padre!...Gion. Oh dí felice!Micol Oh sposo!...Saul Il giorno,sí, di letizia, e di vittoria, è questo.
Te duce io voglio oggi alla pugna: il soffra
Abner; ch’io ’l vo’. Gara fra voi non altra,che in piú nemici esterminare, insorga.Gionata, al fianco al tuo fratel d’amorecombatterai: mallevador mi è Daviddella tua vita; e della sua tu il sei.Gion. Duce David, mallevadore è Iddio.Micol Dio mi ti rende; ei salveratti...Saul Or, basta.Nel padiglion, pria della pugna, o figlio,vieni un tal poco a ristorarti. Il lungoduol dell’assenza la tua sposa amatarattempreratti: intanto di sua manoella ti mesca, e ti ministri a mensa.Deh! figlia, (il puoi tu sola) ammenda in partedel genitor gli involontarj errori.
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