Atto quinto

Timoleone

SCENA PRIMA

Timoleone, Echilo.

Timol. Perché quí trarmi, or che si annotta?

Echilo Ah! vieni:la madre udrai...Timol. Che udrò, ch’io giá nol sappia?Echilo Veder ti vuole, a te gran cose...Timol. Udirtiforse or con essa ad ingannarmi ardisci?Echilo Io? — Ciò che far m’elessi, or or l’udisti.Sol che tu scampi! e salvo or sei.Timol. Che parli?Salvo, da che? Ti spiega.Echilo A me perdona,se una cosa ti tacqui...Timol. Ah! forse osasti?...Echilo Non ti sdegnar. Dalla tua madre io dianzisí dubbj accenti udia; timor sí veroscorgea per te nel suo cor palpitante;sí calde istanze ella men fea, che ad ognicosto quí trarti io volli. Ai fidi nostripensai ch’alto periglio sovrastava,ma pur tel tacqui; era pur troppo io certo,che mai da loro a patto alcun spiccartiio non potrei, se a te il dicea.

Timol. Che sento?

A comune periglio osi tu schermofarmi d’infame ostello? Ah! mal cominci.Echilo Ammenderò con miglior fin, tel giuro,cotal principio: ma, te salvo io volli.Timol. Or, che sai dunque tu?... qual è il periglio?...Echilo Poco di certo io so; ma tutto io temo:e mi vi si sforza il baldanzoso voltodel securo Timofane; e l’aspettotremante della madre irresoluta.Que’ satelliti suoi, che dal nostr’orocompri, promesso avean spíar suoi passi,e farne dotti noi, scoperti e uccisisono ad un tempo. In chi fidar non resta.Scoperto è pure il convenuto locodell’adunanza nostra.Timol. — Oh fatal giorno!...Temuto dí! giunto sei tu? — Traditi,dubbio non v’ha, noi siamo... Oggi e il coraggio,e il patrio amor, tutto addoppiar n’è d’uopo.Forza a noi non fu mai d’alma piú saldimostrarci, ch’oggi; e, che peggio è, mostrarcifinti, com’oggi, non fu forza mai.Echilo Tosto volar l’avviso ai nostri io fea,ch’era periglio in adunarsi. Duolmi,oh ciel! che a messo non sicuro forseio l’addossai: ma brevitá di tempo,ed ansietá di te primier sottrarre,m’han fatto incauto.Timol. Ogni uom sottrar tu primadi me dovevi. E qual potea venturamiglior toccarmi? io colla patria spentocadea: qual serbo altro desio, che morte? —Misero me!... Perché salvarmi? a qualedura vicenda resto?Echilo In salvo or sei:

e dobbiam noi salvar la patria. S’oda

Demarista frattanto.Timol. — Esperto appienotiranno è giá Timofane: ei sa tuttetroncar le vie; d’ogni alma insignorirsi;spíar le menti; ed atterrire altruiquanto atterrito egli è.Echilo Ma ancor ben tuttoantiveder non sa.Timol. Misero!...Echilo Il volle;ei stesso il volle: ogni pietá m’ha tolta.Oh ciel! chi sa?... forse or gli amici nostri...Timol. Due di lor, de’ piú prodi, a noi da lungivedea venire: Ortàgora, e Timéo:ma fei lor cenno di ritrarsi.Echilo Errasti.Che non li vidi anch’io!Timol. Se a morte viensi,bastiam quí noi.Echilo Troppi anco siam, se viensia sforzata vendetta, è ver; ma gli altriper lor mezzo avvisar poteansi forse.Timol. Perché nulla tacermi? Uscir fia ’l meglio...Echilo Vien gente, o parmi: odi tu?Timol. L’odo; e i passidi donna son: forse è la madre.Echilo È dessa.

SCENA SECONDA

Demarista, Timoleone, Echilo.

Demar. Ah figlio!... oh gioja!... Io ti riveggo, o figlio.

Echilo, oh quanto mi prestasti insigne,pietoso ufficio! il mio figliuol riveggo...

e il debbo a te.

Timol. Gioja cotanta, or donde?Forse hai tu infranto del tiranno il core?La universal nobil sublime giojadi libertade pristina mi apporti? —Ah, no! che ancor ti veggio in volto scultaregal superbia. Or, di che godi? Ahi folle!...Demar. Di rivederti, d’abbracciarti io godo.Piú non sperava, che i tuoi passi omairivolgeresti alla mia stanza...Timol. Stanzad’inganno è questa, e di dolor, non tua;o almen, non l’è di chi m’è madre. Or chiestom’hai forse quí, perch’io ten tragga? Vieni;m’è assai gran palma il racquistar la madre;del racquistar la patria poi, mi siafelice augurio.Demar. ...O figlio, ognor persistiduro cosí?...Timol. Donna, persisti ognoradi cosí picciol core? Altro hai che dirmi?Demar. Dir ti vorrei; ma...Timol. Tu non l’osi; il veggio.Ma assai piú giá, che udir non voglio, hai detto,col tuo silenzio. E che? tu tremi?... Intendo:regina sei: sei di tiranno madre.Nulla a me che risponderti rimane.D’albergar quí, di quí morir sei degna.Uopo non t’era a ciò chiamarmi: il saich’io non ti son piú figlio. — Echilo, vieni;d’iniquo loco usciamo.Demar. Ah! no... T’arresta...uscir non dei.Timol. Lasciami: uscirne io voglio,né in eterno tornarvi. Esiglio, e morte,ed onta, e strazj io voglio, anzi che serva

veder Corinto... Echilo, andiam...

Echilo Corintoor quí ci vuol; non dei tu uscirne...Demar. Uscirneomai non puoi.Timol. Chi ’l vieta a me?

SCENA TERZA

Timofane, Demarista, Timoleone, Echilo.

Timof. Forse io. —

Forza, qual può fare a fratel fratello,io far ti vo’. Lascia che al sen ti stringa;che al fato, ai Numi, ad Echilo, alla madred’averti salvo io renda grazie.Timol. Hai dunquedi nuova strage?... Ah! sí: nei torbidi occhi,l’uccision recente ti si legge.Ahi crudo tu!... — Mal di salvarmi festi.Timof. In loco omai di securtá stiam tutti;dove né a voi nuocer persona al mondo,né a me il potete voi.Timol. — Pensa, deh! pensa,se ancor giovarti non possiam noi forse.Timof. Sí; col v’arrender di buon grado, e tosto,al mio poter; col dar voi primi agli altridi obbedirmi l’esemplo.Echilo D’obbedirti?Timol. Noi primi?Timof. Sí: poiché divider mecotu nieghi il regno. A voi fors’io cedea,se aperti mezzi usato aveste. Io francooprai con voi; la mia schiettezza farvischietti dovea...Timol. La forza hai tu da prima

usurpata con fraude: aperti oltraggi

poscia usar, lieve t’era. Io, per tornarticittadino, adoprar dovea da primateco la forza, e non mai l’arte.Echilo Ed io,ad alta voce io forse non tel dissi,che nemico m’avresti? e che, non cintidi satelliti noi, d’ogni possanzaancor che ignudi, e soli, a te tremendipur noi saremmo? e che da noi dovrestiguardarti ognor? — Men generosi fummo,o siam, di te?Timof. Dicestelo; e mercedeampia or ven torna. Escluder io voi solivolli da questa ultima strage, e il siete.Confonder piú l’ingratitudin vostracosí mi piacque; e non turbar la giojadel mio regno novello. — Omai lusinganon entri in voi. Le tenebre di notte,che ai vostri rei consessi prestar velosolean finor, furo ai vostri empj amicil’estreme queste. A lor l’avviso vostronon perveniva, no: quel loco stessoal tradimento sacro, ove di furtosi radunano, a tutti a un tempo tombas’è fatto or giá.Timol. Che ascolto?Echilo Oh ciel!...Timof. Le audacilettere vostre a’ Micenéi, son queste;ecco; ritornan giá: chi le recava,è spento anch’ei. Vuoi piú? que’ due, che intornoalle mie soglie ivano errando in arme,Ortàgora e Timéo, dovuta mortetrovaro anch’essi. — Ove piú vuoi, lo sguardoin giro manda, e obbedíenza scorgi,

sangue, e terrori; null’altro. A che piú tardi

ad arrenderti a me? Che puoi tu farmi,se arrender non ti vuoi? Ben vi ho convinti,che a me nemici rimanete soli;che vili altrui, non men che a me, vi ho fatti.Timol. E soli noi tu riserbare in vitamai non dovevi. Io tel ripeto ancora:nulla tu festi, se noi non uccidi.Echilo Mai non sperar di riaverne amici.Né lusinga, né tempo il può, né forza...Timol. Né madre il può, qual io la veggio starsitacita, e piena di superbia e d’onta.Echilo A vil non n’abbi. In me primier tua scureil carnefice volga. Ancor non haigustato il sangue di congiunti: il prova;ti aggradirá: — né sangue altro ti restapiú necessario a spargere, che il mio.Timol. Me pria di tutti svena. Un nuovo oltraggiomi fai, nel risparmiarmi. Ogni piú sacracosa m’hai tolto: io son per te cospersod’eterna infamia: a che tardar? mi uccidi.Timof. Pena maggior darò per ora ai vostricuori ostinati: il rimirarmi in trono;e l’obbedirmi.Timol. — Hai risoluto dunquedi non uccider noi?Timof. Di non curarviho risoluto.Timol. E regnerai?Timof. Giá regno.Timol. Misero me!... Tu il vuoi... Ch’io almen nol vegga.Echilo Muori, tiranno, dunque.Demar. Oh cielo! ah figlio!...

Timof. Ah traditore!... Io... moro...

Timol. A me quel ferro:la patria è salva.Echilo Ah! per la patria vivi.Demar. Guardie, accorrete...! Al traditor...Timof. No, madre...Timol. Dammi quel ferro; in me...Echilo No, mai...Timof. Soldati,scostatevi; l’impongo;... omai piú sangueversar non dessi.Demar. Echilo pera...Timof. In niunosi volgan l’armi;... espressamente io ’l vieto...itene: il voglio.Demar. E tu, crudel fratello,scellerato... Ma, oh ciel! tu piangi?...Timof. Io vollio scettro, o morte: ma salvarti a un tempovolli, o fratello. A morte almen doveatrarmi il tuo braccio, che giá un dí scampommi:per te il morir m’era men duro...Echilo Ei nacquea te fratel, non io: soltanto ad essospettava il cenno; il ferro a me spettava.Demar. Barbari!... Voi; ch’ei trucidar non volle...Timof. Deh! non gli far piú omai rampogne, o madre.Giá in lui soverchio è il duolo; un mar di pianto,vedi, il ciglio gl’inonda. — Io ti perdono,fratello; e a me tu pur perdona... Io moroammirator di tua virtú... Se impresoio non avessi a far... la patria... serva,...impreso avrei di liberarla:... è questa

d’ogni gloria... la prima... Eppur, ben veggio,

non vi ti trasse amor di gloria insano;ottimo cuor di cittadin ti trassea svenare il fratello... A te la madreio raccomando... In lui, tu madre, un verofigliuol ravvisa,... e un uom... piú che mortale. —Timol. Ei muore! Ahi lasso me!... Madre, tu m’haiquí tratto a forza... O fratel mio, ben tostoti seguirò.Echilo Deh!...Demar. Figlio!...Timol. A che rimango?Ai rimorsi,... alle lagrime... Giá in pettole agitatrici furie orride sento...Pace per me non v’ha piú mai...Echilo Deh! m’odi:gli ajuti primi all’egra patria almenonegar non dei...Timol. Tormi d’ogni uomo agli occhideggio; e del sole ognor sfuggir la luce...di duol morir, se non di ferro, io deggio.Demar. Misera!... Oh ciel!... che fo? Perduto ho un figlio...e l’altro a me non resta...Timol. Oh madre!...Echilo Ah! vieni,togliamci a questa lagrimevol vista. —Convincer dei, Timoleone, il mondo,che il fratel no, ma che il tiranno hai spento.

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